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Danno da lesione del diritto alla riservatezza

La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 1608/2014 è tornata a statuire in materia di danno all’individualità della persona offesa, derivante dall’illegittimo trattamento dei dati personali.
La Corte ha, quindi, introdotto il proprio ragionamento, richiamando ed analizzando il disposto dell’art. 15 Codice per la protezione dei dati personali, che disciplina il tema della responsabilità civile per i danni procurati dal trattamento dei dati personali. Tale articolo, più precisamente, rinvia alla disciplina della responsabilità di cui all’art. 2050 c.c., rubricato “Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose”.
Pericolosità, legata in particolar modo all’uso “tecnologico” dei dati, con la conseguenza che la prevalente portata dell’art. 15 debba essere ricondotta al trattamento automatizzato dei dati.
La Corte conclude, quindi, affermando che per la configurazione del diritto al risarcimento del danno, non è necessaria la diretta ed esplicita indicazione del nominativo della persona offesa, essendo sufficiente che l’identità della stessa possa essere individuata anche per esclusione tra una categoria di persone. Contrariamente, si negherebbe efficacia concreta alla normativa, che risulterebbe facilmente aggirabile.